Alessandro Sciarrillo
DA UNA VESPA… 300 ALVEARI
Alessandro Sciarrillo, nelle campagne di Avellino, ha lasciato l'Università per le api. E ora porta la sua passione anche tra le mura del carcare.
Inserire, quasi per gioco, un esame di apicoltura nel piano di studi alla Facoltà di Agraria ha segnato la sua vita. Alessandro Sciarrillo, 35 anni di S. Angelo a Scala, in provincia di Avellino, dopo quell'esame si è incuriosito ed avvicinato a questo mondo, tanto da vendere la sua affezionata Vespa 125 per ricavare il denaro necessario all’acquisto di dieci alveari. Il ronzio delle api e la loro instancabile compagnia lo hanno coinvolto a tal punto che, nel 2000, ha messo nel cassetto gli studi all’Università di Portici e i 21 esami già sostenuti per dedicarsi a tempo pieno alle sue api, circondato dal verde delle colline irpine in Campania.
Non è stato facile per lui apprendere i segreti dell’apicoltura, perché la sua formazione non nasce, come per molti suoi colleghi, da una tradizione familiare ben assodata, ma è cresciuta con lui attraverso i testi universitari prima e l’attenta osservazione degli anziani apicoltori delle sue terre poi. Sempre accompagnato dal forte richiamo della natura e del ciclo delle stagioni.
Oggi i suoi primi dieci alveari sono solo un dolce ricordo: con l’aiuto della madre, che lo sostiene quotidianamente nelle attività di laboratrio, Alessandro Sciarrillo gestisce ben trecento alveari stanziali. Duecento di essi sono destinati all’estrazione di miele di acacia, castagno e millefiori chiaro, i restanti - forse ancor più preziosi - li cura per allevare e inserire sul mercato oltre duemila api regine ogni anno. Un lavoro impegnativo, che lo ha portato a conocere negli anni l’apicoltura nomade producendo dell’ottimo miele d’arancio, ma che ora – accantonato il nomadismo per poter seguire con la dovuta cura le regine - lo tiene con orgoglio legato alla sua terra.
Fin dall’inizio della sua attività, Alessandro ha scelto di associarsi a Conapi, invitato dal socio “storico” Bruno Pasini: “In Conapi ho trovato un gruppo di lavoro stimolante – racconta - costituito da persone che, con grande intraprendenza e affrontando il mercato in modo associato, sanno dare il giusto valore al mio lavoro e alle peculiarità della produzione e dell’impegno di ogni singolo apicolcore”.
Per questo sta cercando di convincere i colleghi delle aree vicine a consociarsi a Conapi, nonostante il contesto e la cultura locali concepiscano ancora l’apicoltura in un rapporto chiuso e privato tra l’uomo e le proprie api, con un’ottica anche poco propensa a coinvolgere i giovani nel settore. Ma Alessandro non si demoralizza e agisce con la ferma convinzione che lavorare in gruppo permette di veder valorizzato esponenzialmente il proprio lavoro.
Il contatto continuo con la natura e, ancor più, l’esclusività di un’attività che gli regala un rapporto privilegiato con l’ambiente e con le stagioni sono gli orgogli che Alessandro si porta dentro e che, da ben quattro anni, cerca di trasmettere ai detenuti della vicina casa di reclusione di Sant'Angelo dei Lombardi (Avellino). Sì, perché, oltre ad essere vicepresidente dell’Ap.As - Apicoltori Campani Associati, Alessandro gestisce un corso di formazione annuale studiato per offrire opportunità di inserimento lavorativo a chi esce dal carcere. Finora nessuno dei suoi quaranta “alunni” – dieci ogni anno - lo ha seguito nella carriera di apicoltore ma il grande entusiasmo con cui lo accolgono ad ogni lezione lo ripaga dell’impegno.
Nel frattempo, in attesa di poter un giorno collaborare con qualcuno di loro, continua la sua attività quotidiana di allevamento e raccolta dei dolci frutti dell’alveare, affinando ogni giorno di più la magica empatia che lega il suo lavoro al ronzio laborioso delle api e allo scorrere naturale delle stagioni.
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