Perchè Noi
Alce Nero & Mielizia SpA è una società di agricoltori biologici, apicoltori e produttori equosolidali. La nostra azienda è composta sia da soci agricoltori, sia da aziende di trasformazione e ciò consente di garantire il controllo della filiera dal campo al prodotto finito.
Alla base della nostra mission c’è la valorizzazione dei territori e dei produttori dai quali provengono i nostri prodotti, il rispetto dell’ambiente e dell’uomo.
La nostra storia
Costituire la Cooperativa Apistica Valle dell’Idice era, per noi poco più che ventenni alla fine degli studi, una naturale orgogliosa risposta ai nostri anni Settanta.
Dopo il 1977 in Emilia Romagna si costituirono spontaneamente trenta cooperative agricole di giovani (nessuno
proveniente da famiglie di contadini): i lombricocoltori, gli elicicoltori, allevatori di caprette che riaffermavano il valore del nomadismo, allevatori di conigli, i primi agricoltori che coltivavano senza chimica (precursori del biologico) ed i biodinamici che seguivano R. Stainer (ma qui ci voleva la terra) e poi parecchi apicoltori.
E se ne andavano costituendo molte altre in tutta Italia (Toscana, Sicilia, Veneto Calabria, Piemonte…
Fra queste la bella e sfortunata “Agrobiologia Majeutica”.
La terra era l’approdo: tutti questi nuovi un po’ rocamboleschi suoi convinti abitanti erano pronti a dedicarvi almeno un decennio ostinato della propria esistenza. Se non la vita.
Noi avevamo le idee chiare: eravamo già economicamente indipendenti, non volevamo lavorare sotto padrone, mai come dipendenti dello stato, volevamo fare, imparare, inventarci insieme un lavoro con orizzonti aperti. Liberi.
Quindi nei campi (che non avevamo). Ma a fare cosa?
Scartata l’ipotesi di rigirare sterco per ingrassare lombrichi da vendere, una sera andammo a cena da Beniamino che allevava lumache a Sasso Marconi e quando le buttò nel pentolone bollente ne uscì un suono che per noi era un lamento: mangiammo il suo salame insieme al suo vino e decidemmo per le api.
Non dovevamo ucciderle, volavano libere fra i fiori e l’infinito ed il miele è oro della terra.
Nessun dubbio.
Poggiavamo senza saperlo del tutto sull’ebbrezza di un pensiero plurimo, trasversale, arricchito dalle mille culture che incrociavano quegli anni.
Gregory Bateson e l’ecologia della mente, E.O.Wilson e la biodiversità, Giorgio Celli e Giuliano Piazzi diffondevano la sociobiologia, “resettando” l’essere umano nel vivente di cui fa parte.
Il mondo perdeva per noi la sua dimensione solo sociale e politica per riacquisirne una nuova, complessa inclusiva e biologica.
Ruggero Aldrovandi, eclettico insegnante bolognese, riconosceva dentro agli alveari universi straordinari (di affetto, di allegrezza, di socialità).
Nessun dubbio.
La costituzione dell’impresa non fu facile: noi eravamo tre e volevamo fare una cooperativa, dove bisognava essere almeno nove.
Ci trovammo quindi dal notaio, l’intero consiglio d’azienda dei lavoratori precari della fiera di Bologna (che avevamo appena costituito) insieme alle nostre compagne.
Durante la lettura del corpulento statuto qualcuno si informò del bagno ed il notaio esitò: poi acconsentì e l’impiegata ci chiese se era sufficiente un solo telo. La settimana prima durante la costituzione della cooperativa romagnola “Zappatori senza padrone”, tutti i soci in bagno dal notaio ne avevano approfittato per farsi il bagno .
Fare vuol dire cambiare.
Facemmo un passo e ci trovammo in un mondo!
L’apicoltura era avanzatissima nella tecnica nella nostra regione, ma le sue regole sociali sembravano collocate nel primo millennio.
Sette segrete, una cosa era il dire e l’altra il fare, i vecchi sembravano antichi ed i giovani del mestiere già vecchi: tutto impenetrabile ed oscuro.
Noi imparammo in Francia ed in Romania (che era la capitale mondiale dell’apicoltura).
E poi in provincia di Reggio Emilia. Onelio Ruini e la sua generosa comunità di reggiani, ci ha accolti tutti noi giovani. Da tutta Italia. Ci insegnava il mestiere, gli vivevamo accanto per mesi, ed intanto ci preparava a futura guida di un settore produttivo che stava diventando tale.
Aperto lungimirante mite.
Onelio Ruini era un gran capo contadino.
Dalla Sicilia come dal Piemonte in casa Ruini aggrappati a pezzi scolpiti di parmigiano sospesi in corroborante lambrusco si diventava tutti un po’ emiliani e si faceva pratica: lamentele critiche e polemiche limitate ai primi tre minuti per stare invece ore, prima di caricare le api, a costruire il mondo a venire.
Presto questo nucleo sito a Monterenzio, sull’appennino bolognese, divenne un punto di riferimento per apicoltori giovani e meno giovani; cominciarono i Panella poi i Bonizzoni da Piemonte e Lombardia, le cooperative Agrionica e Colibrì dalla Sicilia, Ginestra dalla Toscana, l’Abruzzese , la prima grande e vera cooperativa d’Italia. Poi I Rossi, i Pasini, i Tieri, i Fraulini, i Gigliotti, Stradi, Pugliese e tanti altri : autentici presidi in tutto il paese di una apicoltura vera vissuta famigliare. Iniziatori più o meno consapevoli di piccole comunità del fare bene , del lavorare bene , profondendo entusiasmo ed onestà.
Erano mondi diversi per origine, cultura, geografia , dimensione ed età che si mettevano insieme ed insieme costruivano - costruiscono - un percorso possibile di gente disponibile volonterosa generosa.
Condividevamo una idea : fare un miele buono, pulito, sicuro che contenesse il nostro amore per questo mestiere e la nostra passione per le api ed i loro pascoli (ovvero il mondo quindi che le - ci - circonda).
Ed insieme.
”insieme”, ovvero con gli altri.
La consapevolezza che questa modalità, “insieme” sia l’unica possibile, deriva dalla visione lungimirante degli obiettivi che ci si pone (fare/cambiare) unitamente alla coscienza di limiti e fragilità di ogni singolo solo.
Questa consapevolezza sta nella pancia prima che nel cervello: è una convinzione viscerale prima che cerebrale : “insieme”.
Si sa che è così, che insieme si può pensare lontano, si può sperare l’insperabile.
“Insieme” pronuncia intensa Juanita in una capanna tropicale a 94° di umidità (presidente di 1200 donne indigene) “possiamo comprare la barca , affittare camion e nave, e portare le nostre banane fino in Europa, perché Gerber ci ha ridotto il prezzo da 6 a 4 centesimi il kg”, come “Insieme” propone, sottopone, frappone instancabile Pierluigi nella sua cooperativa di consumatori come modo strategico e formidabile non solo per crescere ma soprattutto per cambiare.
Fare insieme non è mai banale ma il risultato di una scelta.
La scelta del fare e del cambiare (lo stato delle cose presenti).
Una scelta consapevole del fatto che soli non si può, non si riesce.
Una scelta che ha una missione, profonda , con obiettivi chiari e così condivisi da mettere spesso da parte molta della propria soggettività individuale.
Essere apicoltori , fare miele, non era sufficiente . Ci univa stima ed amicizia ma dovevamo farci i nostri mercati, costruire la nostra sede, i nostri laboratori, i nostri know how, formare e pagare i nostri rappresentanti commerciali e sindacali: insomma aprire le nostre strade, fare sapere quello che facevamo e come.
E qui la scelta di tutti, poteva essere solo una: ognuno di noi doveva decidere di operare in due imprese, di dividersi in due imprese: quella dell’allevamento delle api sua personale e quella commerciale, condivisa con i soci.
Quella individuale e quella sociale. In una armonia non dissolubile.
Quella del co-operare. Fare/cambiare insieme.
La prima cooperativa giovanile , la cooperativa apistica valle dell’idice si fuse con la Cooperativa emiliana romagnola apicoltori, poi si unì ad altre 6 cooperative in tutta Italia per fare Conapi, poi si sciolse all’interno di Conapi stesso, poi entrarono le prime cooperative latine americane legate al commercio equo e solidale, poi entrarono numerosi agricoltori biologici non di miele, poi entrarono le prime belle cooperative di libera terra, poi con la cooperativa alce nero costituimmo Mediterrabio (ma questo non funzionò) poi con tanti e tanti agricoltori biologici italiani di pomodoro, succhi, olio, riso, grano ma anche di cacao zucchero di canna caffè l’impresa comune divenne “alce nero mielizia”, integrandoci proprio in questi giorni con una storico e convinto gruppo di iniziatori del biologico, la coop ortofrutticola primavera e brio.
Da mercati a persone, da consumatori a fruitori. Per una relazione diretta.
Costruire una relazione vera, partecipata, condivisa con chi usa ed userà i nostri prodotti è già ora , come in verità credo lo sia stato per un tempo atavico, fondamentale. E’ il necessario completamento del nostro lavoro. Conferisce senso.
Dopo la sbornia del marketing (e della tv) aleatorio e menzognero, riprenderà valore ciò che è onesto, utile, vero.
Alcuni valori mandano avanti il mondo rinnovandolo , altri lo consumano inesorabili.
Fuori dalle mode, si decide da quale parte stare.
Juanita e le sue socie , Arturo in Romagna, Paolo e Claudio a Verona , Diego a Novara, Antonio a Palermo e tutti i bio che conosco e partecipano a questo nostro progetto fanno il loro miele, pomodoro, grano, vino, mela carota o banana che sia come (nello stesso modo che ) per i propri figli o la propria famiglia. Curano la loro terra ed i loro animali allo stesso modo.
Per tutti loro la Terra è l’Elemento costitutivo del nostro vivere, è nutrimento, ambiente , madre. Il metodo biologico di coltivazione ed allevamento, la cura e l’attenzione per campi ed animali è il loro modo dinamico per rapportarsi ed impegnarsi verso la Terra e l’ambiente.
Questi valori , questa immensa ricchezza ed affettuosità dobbiamo trasferire a chi utilizza i prodotti che ne derivano. Quanto più direttamente possibile.
I grandi camion che trasportano come materia prima il nostro grano olio miele frutta dal sud al nord, dell’Italia o del mondo, da est ad ovest, non comportano soltanto un aumento di co2 quanto una perdita (o trasferimento ad altro luogo) dei valori che contengono (e sottengono) .
Se per una particolare vocazione produttiva i nostri prodotti raggiungeranno anche approdi molto lontani non possono però più evitare di radicarsi anche nei propri luoghi d’origine, pena una progressiva alienazione. Pena una prolungata sottrazione dal territorio di provenienza della loro qualità ambientale e sociale. Pena un isolamento od una distanza dal tessuto produttivo e civile locale.
Si può essere profeti solo in patria.
Fare ma anche vendere (impegnarsi a farli conoscere, a farli apprezzare) in loco i nostri prodotti significa limitare l’esportazione della ricchezza ed i valori che includono .
È ben giunto il momento di diffondere questi meriti, questo impegno, questa educazione, questa trasparenza, questa credibilità, con forza anche lì dove produciamo.
(l.c. prima parte novembre ’09 )
Ringraziamenti
Grazie ai nostri famigliari a partire dalle compagne o mogli sempre solidali, grazie a mio padre Raffaele per la costante condivisione sempre critica, grazie a Pascal Leclerk storico presidente della France Miel cooperatore vero, grazie a Raimond Bornek che ci ha ampliato gli orizzonti, grazie alla nostra associazione Legacoop che dall’inizio ci ha creduto, grazie a Ceredi, storico assessore all’agricoltura che diede credito a questi giovani stravaganti non contadini che volevano fare gli agricoltori e grazie ai numerosi funzionari regionali e provinciali che ci hanno incoraggiato sempre. Grazie ai contadini un po’straniti per il nostro aspetto che ci accettavano le api vicino a casa e ci volevano bene e non avevano paura dei “becchi”, grazie per chi ha comprato i nostri mieli ed in particolari i primi, fra questi Oreste Pesci, che con l’inverno diventavano duri e non li voleva nessuno : grazie ai tanti che ci hanno dato dignità con la loro fiducia.
IL PRESIDENTE DI ALCE NERO & MIELIZIA
Lucio Cavazzoni
I nostri marchi sono Alce Nero e Mielizia.
Alce Nero è leader in Italia nei prodotti biologici ed ha una gamma molto ampia che comprende pasta di semola di grano duro, pasta di farro, pasta di kamut, farine, riso, olio extravergine di oliva, cereali e legumi, passate e polpe di pomodoro, sughi, composte e succhi di frutta, frollini… a questo abbiamo aggiunto una gamma di prodotti equosolidali, provenienti dai soci più lontani, come il caffè, lo zucchero di canna, il riso basmati, le tavolette di cioccolata, i frollini con fave di cacao, il tè…
I nostri processi produttivi sono rispettosi delle materie prime e prevedono sempre basse temperature e tempi brevi di lavorazione.
Alce Nero è distribuito in Italia sia nei grandi supermercati e ipermercati (la cosiddetta GDO) che nei migliori negozi di alimentazione biologica come NaturaSì, i nostri prodotti sono diffusi in oltre 20 paesi del mondo, in Europa, Asia, America.
Mielizia, altro marchio dell’azienda, offre, oltre ai mieli convenzionali
italiani, anche una gamma di mieli biologici provenienti da tutte le regioni italiane, confetture dolcificate con delicatissimo miele di acacia, integratori a base di miele, pappa reale e propoli.
Sulle etichette dei mieli indichiamo il nome degli apicoltori, il periodo, il luogo di raccolta, i consigli d’uso sicuri che tutto ciò sia apprezzato dai nostri consumatori e che porti ad una maggiore conoscenza del prodotto.
Il processo produttivo è delicato e rispettoso delle proprietà organolettiche e nutrizionali: i mieli non vengono mai pastorizzati, ma lavorati non superando i 40°C che è la stessa temperatura dell’alveare.
Mielizia è distribuito in Italia sia in diverse catene di supermercati e ipermercati che nei migliori Bar, dove il miele è venduto in bustine monodose, è inoltre presente all’estero in alcuni paesi europei ed in Giappone.
Dati di fatturato in milioni di Euro
2006 20,5
2007 22,5
2008 27,0
2009 33,0
2010 37.2
2011 42.0